martedì 17 agosto 2010

TRIANGOLI COCCO, CIOCCOLATO E NOCI





INGREDIENTI PER 8 TRIANGOLI GRANDI O 16 PICCOLI: 


125 grammi di farina autolievitante

2 cucchiai di cacao in polvere

125 grammi di zucchero semolato

125 grammi di burro

125 grammi di noci o noci pecan a pezzetti

60 grammi di cocco essiccato

1 cucchiaino di essenza di vaniglia


PER LA GLASSA AL CIOCCOLATO:


125 grammi di zucchero a velo

1 cucchiaio di cacao in polvere

15 grammi di burro

1 o 2 cucchiai di latte

60 grammi di noci o noci pecan a pezzetti







Preriscaldate il forno a 180 gradi. Ungete leggermente uno stampo quadrato da 24 cm. Setacciate la farina e il cacao e metteteli in un recipiente. Aggiungete lo zucchero e il cocco e mescolate, quindi unite il burro sciolto, l'essenza di vaniglia e le noci ed amalgamate il tutto.






Stendete l'impasto nella tortiera con le dita, premendo bene e in modo uniforme. Cuocete per venti minuti e lasciate raffreddare completamente la torta prima di toglierla dallo stampo.






Per fare la glassa al cioccolato, setacciate lo zucchero a velo e il cacao e uniteli in una terrina.  Aggiungete il burro sciolto e abbastanza latte da fare una glassa omogenea e spalmabile. Spalmate la glassa in modo uniforme sopra la base raffreddata usando un coltello a lama piatta. Cospargete con le noci e lasciate riposare per almeno un'ora. Tagliate a triangoli usando un coltello affilato.






Questa ricetta è tratta da: "Muffin e Dolcetti", della DIX.  

sabato 14 agosto 2010

CHEESECAKE AL CAFFE'




INGREDIENTI


PER LA BASE:


350 grammi di crumiri extradark

250 grammi di latte concentrato zuccherato


PER LA FARCIA:


500 grammi di yogurt cremoso al caffè

400 grammi di formaggio Philadelphia yo

400 ml di panna fresca da montare

100 grammi di zucchero tipo Zefiro

150 grammi di latte concentrato zuccherato

28 grammi di colla di pesce

mezzo bicchiere di caffè forte zuccherato







Con il robot da cucina riducete i crumiri al cioccolato in polvere finissima. Versate i 250 grammi di latte concentrato sulla polvere di biscotti ed impastate per ottenere il fondo della torta, che stenderete in una teglia rotonda con cerniera apribile foderata con carta da forno. Passate la tortiera in frigorifero.






Nel frattempo preparate la farcia amalgamando yogurt, formaggio, latte concentrato e zucchero. Sciogliete nel caffè caldo la colla di pesce, precedentemente messa a bagno in acqua fredda per una decina di minuti e ben strizzata; unite il liquido alla crema. 


 
 
 
Montate la panna fresca ed incorporatela delicatamente alla farcia, mescolando con un cucchiaio di legno dal basso verso l'alto. Mettete la tortiera in frigorifero e lasciate rassodare per qualche ora (meglio se per tutta la notte).
 
 
 
  
 
 
Decorate la cheesecake a piacere. Mio marito si è divertito a creare questa sorta di reticolo artistico in superficie adoperando un  topping alla nocciola, ma potete imitarlo solo se avete la mano ben ferma (io non ce l'ho). Che ne dite? E' stato bravo, vero?  Più a mangiare il dolce, però! :-)
 
 
 
 
 
Con questa deliziosa cheesecake auguro a voi tutti un piacevole Ferragosto (malgrado mezza Italia sia sotto la pioggia)!
 
 
 

martedì 10 agosto 2010

DI GALLIPOLI, FONTANE E ZUPPE

Se state curiosando per Gallipoli masticando “samienti” (semi di zucca) e "mendule frische" (mandorle fresche), com’è usanza del luogo, e siete giunti all’inizio del ponte che collega il borgo nuovo alla città antica, prima di avventurarvi nell’intrigante dedalo di vicoli e stradine tortuose che vi condurrà in una dimensione quasi irreale tra figure di altri tempi (fanciulli felici del nulla che giocano a pallone a piedi nudi e pescatori dalla pelle bruciata intenti ad intrecciare nasse davanti all’uscio di casa), gettate un’occhiata alla vetusta fontana di pietra sita nelle immediate vicinanze, di fronte all’austero castello angioino.






Soffermatevi sul “lato B”, quello rivolto a scirocco, e lasciate che le sculture che lo ornano, fascinosamente corrose dal tempo e dalle intemperie, narrino ai vostri occhi le metamorfosi di Dirce, Salmace e Biblide.





Questa sono io, in una foto dello scorso agosto, e alle mie spalle ci sono Salmace ed Ermafrodito, avviluppati in un abbraccio eterno ed indissolubile: ninfa di una fonte lei, figlio di Ermes ed Afrodite lui. Un giorno il giovane, che pare fosse di un’avvenenza da urlo, si bagnò nelle acque della fonte di Salmace e la buongustaia ninfa se ne invaghì. Avendo realizzato di non essere minimamente ricambiata, con astuzia tutta femminile attirò lo schizzinoso tra le sue braccia e a quel punto, ahimè, implorò gli dei affinché la congiungessero per sempre all’amato. Mentre Ermafrodito, poveraccio, tentava di divincolarsi con tutte le sue forze, gli dei esaudirono l’accorata preghiera, cosicché dalla fusione dei due corpi risultò un unico essere, metà uomo e metà donna. Ermafrodito (magra consolazione!) ottenne dai suoi genitori l’imperitura maledizione della fonte di Salmace, per cui ogni malcapitato maschio che si fosse tuffato in quello stagno ne sarebbe uscito effeminato. I Greci erano insuperabili nell’inventare quelle deliziose frottole che ancora oggi si studiano sui banchi del liceo con il nome di “miti”. Per le vicende di Dirce e Biblide vi rimando a Wikipedia: la prof è in vacanza! :-D
Ho voluto dedicare l’incipit di questo post alla fontana ellenica di Gallipoli perché oggi, con la scusa di proporvi un piatto gallipolino, desidero parlarvi un po’ della città che mi ha dato i natali (causa nostalgia smodata) e non potevo non partire dal monumento più famoso nonché maggiormente evocativo della sua anima greca. Pur essendo sorta ad opera dei Messapi (di stirpe illirica), Gallipoli, ex colonia magnogreca, ha infatti subito l’influenza greca così profondamente da mutare il nome messapico di Anxa in quello di Gallipoli (da Kalè polis, “città bella”, come usavano chiamarla, appunto, i Greci) e da inventarsi una leggenda sulla propria fondazione che (alla faccia della realtà storica e dei Messapi) vede come eroe fondatore nientepopodimeno che il re cretese Idomeneo, appena reduce dalla guerra di Troia.
Anche la cucina gallipolina rivela lo stretto ed inscindibile legame del mio paese con la cultura greca: il piatto che vi presento oggi, la “suppa alla caddhipulina”, viene fatta discendere direttamente dal brodetto nero spartano! In realtà le due pietanze hanno in comune ( per fortuna!!!) oramai ben poco. Il famigerato brodetto in questione, a base di carne, sangue, aceto e cipolla, era talmente rivoltante da indurre il tiranno di Siracusa Dionigi I, il quale, incuriosito, aveva voluto assaggiarlo, a sputarlo in faccia al cuoco spartano che gliel’aveva preparato. Non ci vuole un genio per comprendere l’evoluzione della pietanza: evidentemente, in tempi in cui la carne costituiva un lusso che ben pochi potevano permettersi, le massaie gallipoline la rimpiazzarono con il pesce che i loro uomini portavano a casa come bottino delle uscite in mare fruttuose, lasciando invariati gli altri ingredienti: l’aglio, la cipolla e l’aceto. Un bel giorno una mano geniale aggiunse al brodetto qualche “cummitoru te pendula” (pomodorino da pendola, che i Greci antichi non potevano conoscere perché l’America non era ancora stata scoperta) … un ciuffo di prezzemolo… un pizzichino di origano… e voilà! Era nata la superba zuppa vanto e decoro dei ristoranti gallipolini.
Cimentandomi per la prima volta nella preparazione della zuppa, non mi sono fidata delle versioni  reperibili in Internet, affidabili "forsechesìforsecheno": ho preferito “andare sul sicuro” seguendo la ricetta di mammà. Ovviamente mi sono dovuta accontentare del pesce bergamasco: è vero che sono andata ad acquistarlo in una pescheria siciliana che si fa arrivare i prodotti ittici dalla madrepatria per via aerea, evitando quello stradefunto e ammoniacale del supermercato che avrebbe restituito alla zuppa il disgustoso sapore del primigenio brodetto, ma volete mettere il pesce zompante appena scaricato dai pescherecci, venduto dagli stessi pescatori ad un prezzo irrisorio rispetto alla freschezza e alla qualità della merce? Va bene, ho cianciato abbastanza: andiamo ad iniziare!




SUPPA ALLA CADDHIPULINA
(ZUPPA ALLA GALLIPOLINA)









INGREDIENTI PER DUE PERSONE:


uno scorfano del peso di 600-700 grammi


una manciata di seppioline o calamari (o tutti e due)



due tranci di rana pescatrice



almeno quattro gamberoni gallipolini (in mancanza di questi utilizzate i rossi mediterranei)



quattro scamponi



mezzo chilo di cozze



due grosse cipolle



due spicchi di aglio



un mazzettino di prezzemolo



400 grammi di filetti di pomodoro fresco



un bicchiere di olio extravergine di oliva



mezzo bicchiere di ottimo aceto di vino bianco



un pizzico di origano



4 fette di pane casereccio









Per prima cosa preparate il brodetto nel quale dovrà cuocere il pesce. Fate dorare nell’olio le cipolle tagliate a rondelle e gli spicchi di aglio sbucciati e schiacciati; unite i filetti di pomodoro e il prezzemolo tritato. Coprite con abbondante acqua salata (circa un litro e mezzo) e fate ridurre il liquido della metà.






Nel frattempo pulite le cozze, lo scorfano e le seppioline; tagliate il pesce a pezzi (io l’ho lasciato intero, in tutta la sua bruttezza) e le seppie a striscette. Appena il brodetto sarà pronto, ravvivatelo con l’aceto ed aromatizzatelo con l’origano. Immergete nel liquido prima le seppie; dopo una decina di minuti lo scorfano, quindi la rana pescatrice, gli scamponi, i gamberoni ed infine le cozze (chiuse nel loro guscio: si apriranno nel brodo).  Calcolate da un minimo di dieci ad un massimo di quindici minuti di cottura in totale dall’immersione dello scorfano; non di più, altrimenti il pesce si disfa.






Mettete il pane nelle fondine, distribuitevi sopra il brodetto filtrato con il suo prezioso contenuto e servite.
Ideali per questa zuppa sarebbero fette di pane salentino (e ribadisco salentino: il pugliese è un’altra cosa) raffermo; non avendolo, potete arrangiarvi con del comune pane casereccio, tostato o fritto (ma sappiate che è come sostituire le ostriche con le cozze).






A chiusura di questo “post nostalgico” allego altre foto scattate durante la spensierata vacanza dell’agosto 2009 nella mia “kalè polis” :-)
































































mercoledì 4 agosto 2010

SFERETTE DI PATATA ALLA CREMA DI SCAMPI (SOTTOTITOLO: SCAMPI SENZA SCAMPO)





INGREDIENTI PER SEI PERSONE


PER  GLI GNOCCHETTI:


1 kg di patate rosse

200 grammi di farina

1 tuorlo d'uovo

50 grammi di parmigiano grattugiato

sale


PER LA CREMA DI SCAMPI:


1 kg di scampi freschi

olio extravergine di oliva

1 cipolla

1 spicchio di aglio

un bicchiere di vino bianco secco

700 grammi di passata di pomodoro

200 ml di panna fresca

tabasco

prezzemolo

sale 






Lavate le patate, cuocetele al vapore, sbucciatele, schiacciatele ancora calde e lasciatele raffreddare. Aggiungete la farina, il tuorlo d'uovo e  il parmigiano; impastate il tutto ed aggiustate di sale. Prendete poca pasta per volta, fatene un rotolo lungo e stretto e dividetelo in tanti piccoli pezzi; arrotondate poi ciascun pezzetto con le mani trasformandolo in una pallina. Man mano che le palline sono pronte, sistematele sulla spianatoia infarinata.






Scegliete i sei scampi più belli e teneteli da parte. Incidete con un paio di forbici l'addome degli scampi rimasti, per il lungo, ed estraetene la polpa. In una larga padella fate dorare in sei cucchiai di olio la cipolla tritata; appena questa si sarà imbiondita, versate in padella la polpa dei crostacei e fatele prendere colore. Irrorate con mezzo bicchiere di vino bianco ed attendete che evapori, quindi unite la passata, qualche goccia di tabasco e un pizzico di sale. Dopo cinque minuti aggiungete la panna e  lasciate addensare il sughetto per un paio di minuti.






Frullate il sugo di scampi riducendolo ad una crema più o meno liscia (io l'ho lasciata un po' "grezza"). Portate ad ebollizione abbondante acqua salata e tuffatevi le sferette di patata; appena salgono a galla scolatele con la schiumarola e conditele con la crema di scampi. Decorate ogni piatto con uno degli scampi tenuti da parte (che avrete cotto in padella con olio, aglio e il mezzo bicchiere di vino avanzato) e con un ciuffetto di prezzemolo. 




lunedì 2 agosto 2010

SALATA AI POMODORI GRATINATI




INGREDIENTI


PER LA PASTA BRISE':


300 grammi di farina

150 grammi di burro

acqua ghiacciata q.b.

sale


PER LA FARCIA:


10 pomodori rotondi di media grandezza, maturi ma sodi

40 grammi di pane grattugiato

40 grammi di parmigiano grattugiato

uno spicchio di aglio

un ciuffetto di prezzemolo

un pizzicone di origano

olio extravergine di oliva







Preparate la pasta brisè amalgamando il burro freddo di frigorifero, tagliato a pezzettini, con la farina già miscelata col sale; unite quindi al briciolame che si sarà formato, poco per volta,  tanta acqua ghiacciata quanta ne occorrerà per ottenere un impasto sodo ma elastico.  Raccogliete l'impasto a palla, avvolgetelo in un pezzo di pellicola  e mettetelo in frigorifero per una mezz'ora.






Lavate i pomodori, tagliateli a metà e privateli dei semi. Spolverizzateli con un pizzico di sale e metteteli capovolti su un foglio di carta assorbente affinché perdano l'acqua di vegetazione in eccesso. 






In una ciotola mescolate il pane con il parmigiano, l'origano, l'aglio e il prezzemolo finemente tritati. Disponete i pomodori in una teglia oleata, distribuitevi sopra il miscuglio ed irrorate con un filo di olio. Fate cuocere i pomodori in forno preriscaldato a 180 gradi per una mezz'ora.






Nel frattempo stendete la pasta brisè il più sottilmente possibile e rivestite con essa il fondo e i lati di una tortiera con cerniera apribile, unta di olio o burro. Senza spegnere il forno, estraete i pomodori dalla teglia e trasferiteli sulla pasta brisè; infornate quindi fino a quando la pasta risulterà dorata e i pomodori ben gratinati. Servite la torta salata ai pomodori gratinati preferibilmente fredda.






Con questa ricetta partecipo al contest: "Il Re dell' Estate!" della simpaticissima Maetta di: "Che gusto sa?"