Lo confesso: io il suo blog non lo conoscevo e non conoscevo nemmeno il suo libro, forse perché, istintivamente, le complicatissime unità di misura della "cucina stelle e strisce" costituiscono per me un motivo sufficientemente valido per tenermene il più possibile alla larga, soprattutto dopo questa mitica impresa di conversione in grammi di cups e tsp. da cui devo ancora riprendermi :-) Debbo quindi ringraziare lei per aver fatto da tramite tra me e Laurel: i panini da hamburger di questa giovane e simpatica texana hanno conquistato tutti (perfino il figlio mcdonaldiano), regalandomi complimenti a non finire e procurandomi una soddisfazione pari solo a quella provata nel giorno della mia laurea! :-D
INGREDIENTI
(per una quindicina di pezzi)
900 grammi di farina
100 grammi di zucchero
25 grammi di sale
2 bustine di lievito di birra secco
2 uova intere
(più uno per la spennellatura finale)
60 grammi di burro
360 ml di acqua tiepida
semi di sesamo q.b.
Mescolate tutti gli ingredienti per l’impasto e lavoratelo per circa dieci minuti, fino a quando diventa soffice e liscio. Mettetelo in una ciotola leggermente unta di olio e coprite con un canovaccio. Lasciatelo lievitare per due ore, finché raddoppia di volume. Sgonfiate leggermente l’impasto, formate un panetto e tagliatelo in quindici-sedici pezzi. Formate con ciascuno un disco dello spessore di circa 2,5 cm e di un diametro di 8 cm. Mettete i panini su una teglia leggermente unta di olio, coprite e lasciateli lievitare per un’altra ora, finché sono ben gonfi. Accendete il forno a 190°C. Spennellate i panini con l’uovo sbattuto con un cucchiaino d’acqua, poi spolverate con i semi di sesamo. Cuocete nel forno finché sono dorati, per circa quindici minuti.
Chi è di Bologna e dintorni questo dolce lo conoscerà molto meglio di me, che l'ho scoperto soltanto poco tempo fa curiosando in questo blog e che, purtroppo, non ho mai avuto il piacere di assaggiarlo preparato da un'esperta massaia del luogo. Me lo sono fatto da sola, seguendo le indicazioni del video di Roberta, e devo dire che è davvero buono; a patto, però, di consumarlo il giorno seguente alla sua preparazione, altrimenti, come dice mio figlio, "sa di frittata" :-D
Già che ci siamo, volete sapere perché si chiama così? Meno male che Wikipedia c'è! Cito testualmente: La torta degli addobbi (detta più semplicemente torta di riso) è un tipico dolce che appartiene alla tradizione petroniana.Veniva tradizionalmente preparato durante la "Festa degli addobbi", festa istituita fin dal XVII secolo per il decennale di una parrocchia in cui era uso esporre alle finestre, in segno di festa, dei drappi colorati. In tale occasione le case dei parrocchiani erano aperte alle visite di vicini e conoscenti e agli ospiti si offriva questa torta (…) tagliata in piccoli rombi, ciascuno sormontato da uno stuzzicadenti.
Dalla medesima fonte si apprende l’esistenza di una ricetta originale depositata alla Camera di Commercio dell'Accademia Italiana della Cucina di "Bologna dei Bentivoglio" il 14 dicembre 2005. Insomma: è un dolce importante, eh! Mica baubaumiciomicio...
P.S. "A me i canditi non piacciono, posso eliminare il cedro?" "Le uova non saranno un po' troppe? Non vorrei che mi si ingrossasse il fegato..." "Liquore??? C'è bisogno di tutto quel liquore??? Ma io sono astemia!" "Uhm... sono intollerante al latte, posso sostituirlo con l'acqua?"
Stoooooop!!! Ragazze mie, se avete tutti sti problemi... semplicemente NON FATE LA TORTA DEGLI ADDOBBI, okkei? :-D Un bacio a tutte!
INGREDIENTI
(io ho raddoppiato le dosi):
100 grammi di riso Arborio
100 grammi di zucchero semolato
100 grammi di zucchero a velo
(io ho usato la busta intera, quindi 125 grammi)
1 litro di latte fresco intero
6 uova intere
100 grammi di amaretti
100 grammi di cedro candito
100 grammi di mandorle senza pelle
la buccia grattugiata di un limone
liquore di mandorle amare
(io Amaretto di Saronno)
Ho cotto il riso nel latte assieme ai due tipi di zucchero e alla buccia di limone fino a completo assorbimento del liquido e ho lasciato raffreddare. Ho aggiunto le uova (un uovo per volta), quindi il cedro, le mandorle e gli amaretti (tutto finemente tritato) ed un goccino di liquore per aromatizzare. Ho versato il composto in una teglia quadrata di medie dimensioni imburrata e spolverizzata di pane grattugiato e l'ho lasciato rassodare in forno, a 160 gradi, per circa un'ora. Ho aspettato che la torta si intiepidisse prima di bucherellarla con uno stuzzicadenti e bagnarla di liquore (rigorosamente alla mandorla, non sono ammessi altri liquori!) con un cucchiaio. Assaggiata calda non è un granché (non si distinguono i sapori), ma lasciata in frigorifero per almeno una giornata diventa squisita! La tradizione vuole che la si serva tagliata in piccoli rombi, ma io ho preferito ridurla in cubotti. Non dimenticate di infilare uno stuzzicadenti in ogni porzioncina!
Non appena li ho estratti dal forno, qualche pomeriggio fa, la “faccia” lentigginosa di questi biscotti carotosi mi ha riportato a lei: Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta, alias Pippi Calzelunghe. Ve la ricordate?
Sebbene avessi soltanto sei anni quando, un secolo fa (e non per modo di dire, ahimè! Era il 1970, quindi DAVVERO un secolo fa), la Rai mandò in onda per la prima volta i ventun episodi ispirati al romanzo di Astrid Lindgren, conservo immagini nitidissime della strampalata ragazzina e dei due buffi animali che vivevano con lei a Villa Colle: Zietto, il cavallo bianco a pois, e Signor Nilsson, la scimmietta. A me Pippi piaceva davvero tanto, forse perché, inconsciamente, vedevo in lei ciò che io stessa avrei voluto essere: una creatura libera e felice. Non andare a scuola, mangiare tutte le schifezze che si desiderino, andarsene in giro tutto il giorno, giocare a cuscinate con gli amichetti riempiendo la camera di piume senza paura di essere sgridati… Ma quale bambino non ha mai sognato di fare questa vita? Era impossibile resisterle! Mi colpivano l’allegria e la spensieratezza che derivavano a quel personaggio surreale dal suo essere fuori da schemi e convenzioni, ma quello che mi colpiva sopra ogni cosa era la sua assoluta mancanza di responsabilità mentre io, essendo la seconda di sei fratelli, sono stata educata al senso del dovere e responsabilizzata fin dalla più tenera età. E qui voglio raccontarvi un episodio della mia infanzia che collega le due cose: il mio processo di “responsabilizzazione” e Pippi Calzelunghe. Una mattina (avrò avuto otto o nove anni al massimo) mia madre mi chiamò: “Lucia, faccio un salto all’alimentari sotto casa a prendere il pane e il latte (a quei tempi la colazione si faceva così, con una bella scodella di latte caldo zuccherato e fette di pane dainzuppare). Mi raccomando, stai attenta ai tuoi fratelli”. “Mi raccomando”: quante volte l’avevo sentita, quell’espressione! “Certo, mamma, vai tranquilla”. Non era la prima volta che mi veniva affidato un incarico del genere. Però era la prima volta che decidevo di imitare la mitica Pippi per intrattenere il mio pargoletto pubblico con qualcosa di spettacolare che lo tenesse inchiodato e buono per tutto il tempo in cui la mamma fosse stata via. Sarei stata Pippi, dunque: divertente, stupefacente e… magica. Perché lei era anche un po’ magica, sì! Sapeva perfino volare! Mi arrampicai sull’armadio della camera da letto dei miei genitori usando come “scala” il lettino del mio fratellino più piccolo che era sistemato accanto ad esso; quando fui lassù, mi alzai in piedi, esclamai, tutta convinta: “Guardate come voloooo!!!” e spiccai il salto. Qualcosa nella magia non dovette funzionare perché, anziché cadere in piedi e magari rimbalzare allegramente sul letto, come avrebbe fatto la mia eroina, arrivai dritta con la faccia sul pavimento e lì rimasi a vedere tutte le stelle del firmamento, mentre i miei fratellini (che evidentemente non avevano creduto neanche un po' alla mia "magicità") stavano ancora cercando di tirare giù dal lettone il materasso per consentirmi un atterraggio morbido. Per concludere:
1) per parecchi mesi al posto del naso ebbi un’ enorme patata nero-blu dolorante ed orribile a vedersi;
2) diventai zimbello della famiglia a tempo indeterminato (ancora oggi, dopo quarant’anni, qualche fratello ogni tanto mi chiede: "Ti ricordi quando ci facesti Pippi Calzelunghe? Ah ah ah!")
3) dovetti pure sorbirmi la solenne sgridata materna: “Ed io che mi fidavo di te!...” :-D
Stavolta non ci sono fonti autorevoli da citare :-) Questi "pippilotti" me li sono inventati io, quindi... me ne assumo la responsabilità :-D Il che significa che se li provate e non vi soddisfano gli improperi potete spedirli tutti al mio indirizzo! Però però... posso dirvi una cosa? Secondo me vi piaceranno ;-)
PIPPILOTTI CON FARCIA AL PHILADELHIA
INGREDIENTI
400 grammi di farina
100 grammi di fecola di patate
250 grammi di zucchero semolato
2 tuorli d’uovo
1 cucchiaino di lievito per dolci
un pizzichino di bicarbonato di sodio
150 grammi di burro
2 carote grandi e dolci
la buccia grattugiata di due arance
succo d’arancia q.b.
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
qualche chiodo di garofano pestato
PER LA FARCIA:
480 grammi di Philadelphia classico in panetti
240 grammi di zucchero a velo
vaniglia per aromatizzare
Frullate le carote crude dopo averle sbucciate e tenetele da parte. Miscelate la farina con la fecola, il lievito ed il bicarbonato di sodio. Montate il burro a crema con lo zucchero semolato, quindi aggiungete: i tuorli (uno per volta), il frullato di carote, la buccia grattugiata delle arance, la vaniglia ed i chiodi di garofano pestati. Amalgamate e completate con la miscela di farina precedentemente preparata. Mescolate ancora il tutto unendo, poco per volta, il succo d’arancia sufficiente ad ottenere un impasto della consistenza di una pasta frolla piuttosto morbida (a me ne sono bastati un paio di cucchiai). Passate l’impasto in frigorifero per un paio d’ore, coperto da una pellicola, poi stendetelo su un foglio di carta da forno e ritagliatevi i biscotti. Mentre questi cuociono in forno a 180° gradi per 10-12 minuti, preparate la farcia lavorando velocemente il formaggio freddo di frigorifero con gli altri ingredienti. Farcite i biscotti solo quando si saranno completamente raffreddati. Volendo si possono spolverizzare di zucchero a velo, ma sono più belli “nature”, con la superficie allegramente puntinata di arancione :-)
Lo so, lo so! E' tempo di chiacchiere, sfrappole, crostoli e bugie ed ogni blog che si rispetti in questi giorni ha da puzza' di fritto. Ma che ci posso fare se io HO VOGLIA DI CIOCCOLATO? Divorarne quantità ineffabili è ormai per me un impulso irresistibile come per Belen mostrare la farfallina e non ho scusanti, no! Non sono in dolce attesa, non ho uova di Pasqua da smaltire e men che meno carenza di affetto (se non bastassero figli e marito, ci pensano due cani e due gatti a riempirmi d'amore e di slinguazzate dalla testa ai piedi)! Facciamo così: una scusa valida trovatemela voi ed io in cambio vi regalo la ricetta di questi libidinosissimi biscotti cioccolatosi con le crepe (tanto per restare in tema di cioccolato e di... spacchi!). :-)
INGREDIENTI:
175 grammi di farina
175 grammi di ottimo cioccolato fondente
150 grammi di zucchero
2 uova
55 grammi di burro
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
un pizzichino di sale
Per prima cosa spezzettate il cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria assieme al burro tagliato a pezzetti per agevolare l'operazione. Sbattete le uova intere con lo zucchero per qualche minuto, quindi aggiungetevi il cioccolato e mescolate bene. Unite la farina miscelata con lievito e sale ed infine la vaniglia. Passate il composto in frigorifero per farlo rassodare. Ci vorrà almeno un'ora per renderlo lavorabile; trascorso questo tempo riprendetelo ed aiutandovi con un porzionatore per gelato formate tante palline di circa 3 cm di diametro, da rotolare nello zucchero a velo prima di disporle sulla placca del forno rivestita di carta da forno. Cuocete a 180 gradi per una decina di minuti (forno già caldo, mi raccomando!). La caratteristica di questi biscotti stelle e strisce è il cuore morbido, per cui non superate i tempi di cottura indicati. Buona cioccolatomania a tutti!!! :-)
I miei crinkle cookies hanno riscosso grande successo tra le amiche di Facebook che si sono precipitate a provarne la ricetta, devo dire con ottimi risultati :-) Guardate qui di seguito:
Questi sono della simpaticissima Sandra e li ha divorati tutti il maritino...
Questi li ha fatti la carissima Letizia Pasquale...
Ecco a voi, annunciati ed attesissimi, gli argentini (ma anche un po' uruguayani, paraguayani, cileni e peruviani) "alfajores de maicena". Per quei pochi (sfortunati) che a sentirne il nome sono sobbalzati sulla sedia esclamando: "Alfajor! Chi è costui?", preciso che trattasi di delizioso dolcetto costituito da una coppia di biscotti tenuta insieme da una generosa dose di dulce de leche. Per rendere il tutto più godurioso si spalmano di dulce de leche anche i lati dell'alfajor e si tuffano nel cocco grattugiato; una spolverata di zucchero a velo in superficie completa felicemente l'opera. Tra le varie ricette reperite nel web ne ho sperimentate due, leggermente diverse l'una dall'altra: nella prima sono previsti tre tuorli anziché quattro, duecento grammi di burro anziché centocinquanta e nessuna aggiunta di liquore. Trovo che sia migliore la seconda, per cui ve la propongo assicurandovi che se la proverete non avrete da pentirvene. Per finire, un piccolo consiglio: omettete la buccia di limone grattugiata. Secondo me fa a pugni con il "dulce de leche"; chiedo venia agli argentini, ma quella stonatura nel sapore ha da essere eliminata! :-)
INGREDIENTI:
300 grammi di amido di mais
200 grammi di farina
150 grammi di zucchero
150 grammi di burro
4 tuorli d'uovo
mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata
4 cucchiai di cognac o latte (io ho usato il primo)
5 gocce di essenza di vaniglia
(non avendola trovata l'ho indegnamente sostituita con una bustina di vanillina)
Setacciate insieme farina, bicarbonato di sodio, amido di mais e lievito. Lavorate il burro con lo zucchero, quindi aggiungete i tuorli (uno alla volta) ed il cognac. Unite gradualmente gli ingredienti secchi precedentemente setacciati, l'essenza di vaniglia e la scorza di limone. Lavorate bene il tutto, fino ad ottenere un impasto liscio e non appiccicoso. Stendete la pasta e ritagliatevi dei cerchi di 5 cm di diametro; passateli con delicatezza sulla placca del forno rivestita con carta da forno e cuoceteli a 180 gradi per una decina di minuti. Attenzione: non devono prendere colore! Una volta cotti, lasciateli raffreddare perfettamente e poi uniteli a coppie per mezzo di abbondante dulce de leche.